AmA 5 part_1 @Michelangelo’s Mind 2


Carissimi,

ben ritrovati all’appuntamento con AmA.

Ho iniziato e reiniziato molte volte la newsletter di oggi, proprio perchè non riuscivo a trovare la chiave di lettura giusta: come fare a rendere semplici i concetti essenziali per comprendere la genesi della Cappella Sistina?

Credo sia un’impresa ardua per chiunque, e credo che colleghi storici dell’arte molto più affermati si siano trovati nella stessa impasse.

Oggi riesco a scrivere proprio perchè credo dei aver trovato la soluzione, ovviamente “farinelli style” 😀

Siccome sono due anni che ho una fretta diabolica addosso, ho deciso di trattare questo argomento con la dovuta calma, senza correre. Si tratta infatti di uno dei capolavori dell’arte mondiale nato in mezzo a circostanze complicate, all’inizio di uno dei secoli più difficili della storia d’Italia.

Inoltre è uno di quei capolavori per i quali si fa prima a dire cosa NON sia stato scritto.

Allora ho cercato una soluzione empirica a me congeniale: azzerare tutto, fare come se nulla fosse accaduto, come se nulla si conoscesse di quella storia e tornare con la mente direttamente alla genesi di quei momenti, mettendosi vicino a Michelangelo, parlando direttamente con lui.

“Come” mi chiederete voi? “Semplice” vi risponderò io: attraverso le sue lettere! Ciò che di più intimo e personale è rimasto di quell’uomo.

Sono sicuro che molti rimarranno stupiti.

Ho voluto ripercorrere quindi il carteggio del nostro buon Michelangelo nelle date in cui viene aperto il cantiere della Sistina e nel periodo precedente: ho scoperto un mucchio di cose interessanti!

Il criterio che ho seguito nella presentazione delle lettere è “tipologico” non cronologico: le ho riunite quindi a seconda dell’argomento più importante di cui vi si parla, con l’obiettivo di dare l’idea di cosa passasse per la testa del Maestro in quei giorni che lo portarono, burrascosamente, a passare dalla esecuzione parzialmente avvenuta della Tomba per il Papa Giulio II, all’apertura del cantiere della Cappella Sistina

Per non appesantire la lettura ho inserito i link di consultazione ai documenti completi su www.memofonte.it, qui mi limito a citare solo le parti essenziali, quelle che contengono i dati da cui è possibile trarre informazioni preziose da mettere in relazione con le due biografie più importanti su Michelangelo: quella scritta da Giorgio Vasari nelle sue Vite, in ultima redazione al 1568, e quella scritta da Ascanio Condivi.

Data la vastità dell’argomento ho preferito suddividerlo in puntate. Ogni articolo avrà i collegamenti all’articolo precedente (tranne questo che è il primo :D) e al successivo, in modo da creare un piccolo libro da sfogliare direttamente sul blog!

Tutto ciò premesso, vieni Caro Lettore! Andiamo a trovare Michelangelo!

La storia di oggi inizia dunque alla fine di Gennaio del 1506. Michelangelo è appena arrivato a Roma da Bologna e racconta al padre Ludovico

[…]De’ chasi mia di qua io ne farei bene, se e’ mia marmi venissino; ma in questa parte mi pare avere grandissima disgratia, che mai, poi che io ci sono, sia stato dua dì di buon tempo[…].

o pure do parole al Papa e ctengolo im bu[o]na speranza, perché e’ non si crucci meco, sperando che ‘1 tempo s’achonci ch’io cominci presto a llavorare, che Dio il voglia.

Pregovi che voi pigliate tucti quegli disegni, cioè tucte quelle carte che io messi in quel sacho che io vi dissi, e che voi ne facciate un fardellecto e mandatemelo per uno vecturale. Ma vedete d’achonciarlo bene per amor dell’aqua, e abiate cura, quando l’achonciate, che e’ no’ ne vadi male una minima carta, e rrachomandatela al vecturale, perché v’è cierte cose che importano assai; e scrivetemi per chi voi me le mandate, e quello che io gli ò a dare.

[…]quella Nostra Donna di marmo similmente vorrei la faciessi portare chostì in casa e non la lasiassi vedere a persona[…]

(Testo integrale Lettera 31 Gennaio 1506 da Michelangelo in Roma)

Michelangelo è giunto a Roma, è un gennaio infame che non lo lascia lavorare.

Come vedremo più avanti, i marmi devono arrivargli in barca da Carrara via Tirreno e poi attraverso la foce del Tevere e, quando questo è in piena, diventa molto problematico mettere in piedi le operazioni di scarico per blocchi di marmo preziosissimi, costosissimi e delicatissimi!

Inoltre il costo sia della materia prima che del trasporto è “compreso nel prezzo” cioè fa parte del conto totale che Michelangelo ha chiesto al Papa! Pertanto è come se il marmo fosse suo: se si rompe o peggio ancora cade a fiume paga lui!

Evidentemente si è dovuto recare a Roma di corsa perchè ha lasciato i suoi preziosissimi disegni, cioè appunti, annotazioni e tutti i suoi progetti presso la casa di Firenze. Addirittura in fondo alla lettera dona i propri vestiti al padre e ai fratelli! Non ha avuto tempo di prendere neanche quelli! Sempre molto geloso del suo lavoro, prega il padre di riporre in casa quella “Nostra Donna” cioè una statua della Madonna, perchè di chiacchieroni è pieno ovunque! E se c’è qualcosa che Michelangelo odia sono proprio tutte queste chiacchiere più o meno invidiose intorno alla sua persona.

E’ necessario fare un piccolo passo indietro.

Mi sono infatti chiesto in quale modo Michelangelo fosse stato contattato da Papa Giulio II per la commissione della tomba. Purtroppo su Memofonte non ci sono le lettere relative all’anno 1505, periodo al quale risale la commissione, tuttavia grazie all’amico Giorgio Vasari riusciamo a sapere che Michelangelo aveva una sorta di “sponsor ufficiale” nella persona del suo carissimo amico Giuliano da Sangallo, grande architetto molto richiesto per il suo ingegno particolarmente adatto nel risolvere questioni militari e, siccome Papa Giulio II della Rovere era un guerrafondaio nell’animo, Giuliano da Sangallo godeva della sua piena attenzione.

Fu dunque sicuramente Giuliano a parlare al Papa dei successi fiorentini di Michelangelo a partire dal grande David detto “il Gigante”: fu così che iniziò la storia infinita (nelle prossime puntate vedremo perchè) della tomba di Giulio II.

Qui basti dire che l’amico Michelangelo, all’epoca appena ventinovenne, era entusiasta di poter fare quella tomba. Riconobbe subito, e a ragione, che quella era l’occasione per scrivere definitivamente con il marmo dentro la Cattedrale di San Pietro, e quindi dentro la storia del mondo, il suo nome per sempre nel modo più congeniale alla sua strabordante esigenza di eternità!

…To be continued 😉

firma_michelangelo

Per la seconda parte clicca qui


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