AmA5 part_2 Michelangelo e lo scontro con Giulio II 2


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Abbiamo lasciato Michelangelo al Gennaio del 1506: appena giunto a Roma, carico di speranze e normalmente timoroso per la paura dell’ignoto, si lamenta che non può lavorare. Ancora non aveva imparato che una delle maggiori difficoltà nella Roma dell’epoca non era nel lavoro, bensì nel saper gestire le malelingue che cercavano di tagliare le gambe al nostro nuovo, talentuoso arrivato.

Frattanto il caro Giorgio Vasari ci informa del punto a cui erano giunti i lavori per la tomba di Giulio II, cito direttamente dalla vita di Michelangelo pubblicata nella edizione giuntina delle Vite al 1568

Scelto poi la quantità de’ marmi e fattoli caricare alla marina /*sottinteso di Carrara*/ e dipoi condotti a Roma, empierono la metà della piazza di S. Pietro intorno a Santa Caterina e fra la chiesa e ‘l corridore che va a Castello: nel qual luogo Michelagnolo aveva fatto la stanza da lavorar le figure et il resto della sepoltura.

E perché comodamente potessi venire a vedere lavorare, il Papa aveva fatto fare un ponte levatoio dal corridore alla stanza, e perciò molto famigliare se l’era fatto: che col tempo questi favori gli dettono gran noia e persecuzione, e gli generorono molta invidia fra gli artefici suoi

Giulio II si interessava così tanto al lavoro di Michelangelo da parerne innamorato…

Questo particolare del “ponte levatoio” mi ha sempre fatto sorridere… perchè Michelangelo odiava lavorare sentendosi osservato! Il rapporto con il marmo lo ha sempre vissuto come qualcosa di intimo e personale, completamente privato, quindi che qualcuno si intromettesse a proprio piacimento nel suo studio, ancorchè fosse il papa, doveva fargli rivoltare lo stomaco! Con tanto che non poteva dire assolutamente niente perchè conosceva perfettamente la volubilità del Papa: alla prima critica o polemica avrebbe potuto tranquillamente ritirare la commissione, screditarlo, cacciarlo da Roma e farlo cadere in disgrazia con estrema facilità anche a Firenze! Erano come due bambini litigiosi, due comari o due amanti scontrosi che un giorno vanno d’amore e d’accordo, un altro giorno non si possono vedere!

E’ chiaro che questo “gioco” era sotto gli occhi di tutti. Più tardi infatti Michelangelo scriverà

Donato Bramante

Donato Bramante travestito da Euclide nel gruppo di destra della Scuola di Atene

Tutte le discordie che nacquono tra papa Julio e me, fu l’invidia di Bramante et di Raffaello da Urbino […] et avevane bene cagione Raffaello, che ciò che aveva dell’arte, l’aveva da me

A parte la sbruffonata finale, tipica del Buonarroti (questo atteggiamento gli causò una lite in gioventù da cui uscì con una frattura che gli deturpò il viso per tutta la vita), anche altre cronache riportano che Donato Bramante faceva del suo meglio per screditare Michelangelo agli occhi di Giulio II cercando di favorire Raffaello, particolarmente al tempo della Volta della Sistina.

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Raffaello Sanzio ritratto dal padre Santi

Michelangelo doveva imparare che non basta solo il lavoro duro nella vita: più l’ambiente è carico di competizione, più è necessario sapersi guardare le spalle, farsi alleati, diventare “prudenti come serpenti” come dice il Vangelo.

La lettera che abbiamo letto nella prima parte era datata Gennaio 1506 ed era stata spedita da Roma, ma quello che trascrivo di seguito è del Maggio 1506 ed è stata scritta da Firenze!

Che cavolo ci fa Michelangelo a Firenze dopo così poco tempo?

Leggiamolo insieme!

G[i]uliano,

Giuliano da Sangallo

Giuliano da Sangallo ritratto da Piero di Cosimo

/* La lettera è indirizzata da Firenze a Roma presso Giuliano da Sangallo il quale, essendo fiorentino e di trent’anni più anziano di Michelangelo, agisce come una sorta di protettore per lo scapestrato collega. Giuliano non avrà una grande fortuna con Giulio II: dovrà aspettare l’avvento dei Medici al soglio pontificio con Leone X (cioè Giovanni di Lorenzo il Magnifico), prima di spegnersi nel 1516 */

io ò inteso per una vostra chome ‘l Papa à ‘vuto a mmale la mia partita, e chome sua Santità è per dipoxitare /*cioè pagare!*/ e fare quanto fumo d’achordo; e che io torni e non dubiti di cosa nessuna.Della partita mia, egli è vero che io udi’ dire el Sabato Santo al Papa, parlando chon uno g[i]oelliere, a ctavola, e chol maestro delle cerimonie, che non voleva spendere più uno baiocho né in pietre pichole né in grosse ond’io ne presi amiratione assai;

GiulioSecondoMessaCorporaleBolsena_Raffaello

Giulio II assiste alla Messa del Coroporale di Bolsena, Raffaello, Stanze Vaticane

/* Michelangelo è letteralmente fuggito a Firenze da Roma. Ha sentito una conversazione del Papa mentre egli mangiava a tavola, secondo cui non voleva più spendere per la tomba. Il Papa, così come i cardinali e gli alti prelati, era solito ricevere persone anche durante i pasti, parlando liberamente dei propri affari. In questo caso Michelangelo legge un affronto personale nell’atteggiamento del pontefice che neanche si degna di informarlo personalmente circa il ghiribizzo di interrompere i finanziamenti per la tomba. In quel momento infatti tutti i soldi che aveva già anticipato per dare inizio ai lavori, tutti i rapporti professionali messi in gioco e la inevitabile compromissione della reputazione personale attraversarono la mente di Michelangelo come un unico, poco simpatico, treno di pensieri. L’ultima cosa che il nostro tenta di fare prima della frettolosa partenza, è riscuotere almeno la porzione di denari che aveva anticipato */

pure, inanzi che io mi partissi, gli domandai parte del bixognio mio per seguire l’opera . La sua Santità mi rispose che io tornassi lunedì et vi tornai lunedì e martedì e mercholedì e giovedì, chome quella vide. All’ultimo, el venerdì mattina io fui mandato fuora, cioè cacciato via; e quel tale che me ne mandò, disse che mi chonoscieva ma che aveva tal chomm[i]ssione.

Ritratto di Giulio II, Raffaello, Disputa del Sacramento Stanze Vaticane

Ritratto di Giulio II, Raffaello, Disputa del Sacramento Stanze Vaticane

/* Fidarsi dei potenti è molto rischioso, ecco la lezione che apprende qui Michelangelo dalla vita: il Papa senza mezzi termini lo rimbalza per una settimana intera! Alla fine lo fa cacciare fuori dalle sue stanze senza dargli un soldo, per bocca di quello che Vasari chiarisce essere un “palafreniere”… oltre al danno anche una immotivata beffa. E’ il puro capriccio del Papa, con cui Michelangelo avrà a che fare fino ad un paio di mesi prima del 21 febbraio del 1513, giorno del passaggio a miglior vita di Papa Giulio II */

Ond’io, avendo udito il detto sabato le dette parole, e veggiendo poi l’efecto, ne venni in gran disperatione. Ma questo solo non fu cagione interamente della mia partita, ma fu pure altra cosa, la quale non voglio scrivere; basta ch’ella mi fe’ pensare, s’i’ stavo a rRoma, che fossi facta prima la sepultura mia che quella del Papa.

michelangelo-tomb-project

Ricostruzione progetto per la tomba di Giulio II

E questa fu chagione della mia partita sùbita.Ora voi mi scrivete da parte del Papa, e così al Papa legierete questa e intenda la sua Santità com’io sono disposto più che io fussi mai a sseguire l’opera; e se quella vole fare la sepultura a ogni modo, non gli debbe dare noia dov’io me la facci, pur che in capo de’ cinque anni che noi siàno d’achordo la sia murata in Santo Pietro, dove a quella piacerà, e sia cosa bella chom’io ò promesso che sson cierto, se ssi fa, non à la par cosa tucto el mondo.

/* Il quadro è chiaro: il Papa allontana Michelangelo senza dare spiegazione alcuna proprio come un bambino scioccamente capriccioso. Da altre lettere si evince che Michelangelo era molto preoccupato per la sua situazione economica: doveva pagare un affitto salato per stare a Roma, inoltre aveva anticipato tutti i ducati necessari alla prima partita di marmi, quindi la preoccupazione di lavorare a rimessa era più che giustificata. Ma la lezione è servita! Michelangelo dimostra di aver imparato a prenderle e restituirle a tono: infatti chiede a Giuliano di tranquillizzare il Pontefice perché, essendo lui uomo di parola al contrario, sottinteso, di Sua Santità, onorerà il contratto finendo il lavoro entro i 5 anni previsti. Non essendoci alcun vincolo sul luogo in cui eseguire l’opera, Michelangelo decide di lavorare a Firenze e spedire le opere finite a Roma */

Ora, se vuole la sua Santità seguitare, mectami il detto dipoxito qua in Fiorenza,

/* significa “può pagarmi qui a Firenze”! */

dov’io gli scriverrò, e io ò a ordine a Charrara molti marmi, e’ quali farò venire qui, e chosì farò venire cotes[t]i che io ò chostà. Benché mi fussi danno assai, non me ne curerei, per fare tale opera qua /* qua a Firenze */ ;

Michelangelo-I-Prigioni-di-Michelangelo

I Prigioni di Michelangelo sono sculture pensate per la Tomba di Giulio II. Restano non finiti perchè non soddisfacevano lo stesso maestro

e manderei di mano in mano le cose facte, i’ modo che sua Santità ne piglierebe piacere come se io stessi a rRoma, o più, perché vedrebbe le cose facte sanza averne altro fastidio. E de’ detti danari e della decta opera m’obri[ghe]rrò come sua Santità vole e darogli quella sicurtà che dom[ande]rà qua in Fiorenza; sia che si vole, che io l’assicurerò a ogni modo [in] tucto Fiorenze.

Basta.

Anchora v’ò a dire questo che la decta [opera] non è possibile la possa per questo prezo fare a rRoma; la qual co[sa po]trò fare qua per molte comodità che ci sono, le quale non sono c[ostà], e ancora farò meglio e chon più amore, perché non arò a pensare a tante cose.

/* Lavorare a Roma è troppo costoso, ed è verissimo, lavorare a Firenze è più comodo perchè si fa molto prima a trasportare via Arno i marmi dalla marina di Carrara direttamente a Firenze. In più a Firenze Michelangelo si sente a casa, (si firmerà sempre “Scultore Fiorentino”), e potrà  lavorare molto meglio… giustificazioni di poco conto escogitate al solo scopo di sottrarsi ai capricci del Papa e della di lui capricciosissima corte, inoltre cerca di fargliela pagare per la scortesia…è proprio tignoso quando vuole! 🙂 */

Per tanto, G[i]uliano mio carissimo, vi prego mi facciate la ris[po]sta, e presto. Non altro.A dì dua di maggio 1506. Vostro Michelagniolo scultore in Fiorenze. A maestro G[i]uliano da Sanghallo fiorentino, architectore del Papa in Roma.

MichelangeloAutoritrattoPietaBandini

Michelangelo Autoritratto nella Pietà Bandini

Grazie alle parole dell’immancabile Giorgio Vasari riusciamo a leggere i fatti descritti dal Buonarroti insieme alla cronaca delle ore precedenti a questa lettera.

Dispiacque questo atto a Michelagnolo, e parendogli il contrario di quello che aveva provato innanzi, sdegnato rispose al palafrenieri del Papa che gli dicessi che da qui innanzi, quando lo cercava Sua Santità, essere ito altrove; e tornato alla stanza, a due ore di notte montò in sulle poste /* significa ‘montò a cavallo’, unico mezzo di trasporto in questo periodo sempre disponibile presso edifici chiamati appunto ‘poste’ diffusi capillarmente sul territorio, attrezzati per il cambio dei cavalli usati anche per la corrispondenza: da qui il nome dei nostri moderni servizi postali */ , lasciando a due servitori che vendessino tutte le cose di casa ai giudei e lo seguitassero a Fiorenza, dove egli s’era avviato. Et arrivato a Poggibonzi, luogo sul Fiorentino, sicuro si fermò:

Roma-S.-Pietro-in-Vincoli-Michelangelo-Tomba-di-Giulio-II-part.

Giulio II dalla Tomba in San Pietro in Vincoli, Roma

né andò guari che cinque corrieri arrivorono con le lettere del Papa per menarlo indietro, che né per preghi né per la lettera che gli comandava che tornasse a Roma sotto pena della sua disgrazia, al che fare non volse intendere niente; ma i prieghi de’ corrieri finalmente lo svolsono a scrivere due parole in risposta a Sua Santità…

Ecco come è nata la lettera che abbiamo letto insieme di sopra!

Qui, presso Poggibonsi sul confine dello stato fiorentino sopra un cavallo schiumante per la lunga corsa, finisce la storia su come Michelangelo, “semplice” scultore fiorentino, piegò l’arroganza del potente Giuliano della Rovere Pontefice con il nome di Giulio II…

Da questo momento in poi le cose fra i due andranno molto diversamente, ma questo è argomento per la prossima puntata!

…to be continued! 😀

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2 commenti su “AmA5 part_2 Michelangelo e lo scontro con Giulio II

  • Carlo Martini

    Grazie Sandro per portarci di nuovo a trovare gli immortali.. o grazie per portare gli immortali nella nostra quotidianità! Oggi leggevo AmA mentre andavo al lavoro e mi sono rincuorato a pensare che al Buonarroti per fare cose eterne e mirabili giravano le scatole come a me!!! Niente è scontato e viene da sé senza pagare il prezzo della fatica, dello scontro e spesso della frustrazione neanche le opere di chi siamo abituati da sempre a considerare l’espressione più alta della nostra civiltà e che per questo dovrebbe essere già stata a suo tempo considerata tale e quindi non ostacolata.